La tonsura

Giuseppe si muove strisciando, accompagnato dai monaci, la luce delle candele illumina debolmente la scena.
E’ un muoversi lento, faticoso, colmo di pensieri.
I ricordi vanno a quel giorno in cui insieme ai genitori Plotino ed Agata era fuggito precipitosamente dalla Sicilia, invasa dai Saraceni, e si era rifugiato nel Peloponneso.

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Arduino la scheda e Arduino il re

Una piccola truffa informatica che ha avuto luogo in questi giorni negli Stati Uniti mi dà l’occasione di parlare di un personaggio storico italiano che forse non tutti conoscono o ricordano, e riflettere sul fatto che le vie per raccontare la storia sono imprevedibili ed infinite e possono partire da qualsiasi argomento.

Dunque, la truffa dicevo. Una chiavetta USB spedita per posta ad alcune ignare persone, con una lettera allegata in cui c’è scritto che hanno vinto un buono spesa di 50 dollari, da parte di una famosa catena commerciale americana (estranea all’imbroglio). Le persone, in buona fede, e un po’ imprudenti, infilano la chiavetta nel proprio pc, e lo infettano. Come se non bastasse quell’altro problemone che abbiamo!

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Mio padre non voleva

Mio padre non voleva che io leggessi Diabolik, perché sosteneva che avere come eroe un delinquente mi avrebbe portato ad essere delinquente pure io. In realtà la cosa non mi comportava particolari problemi, perché io un eroe delinquente già ce l’avevo, ed era in carne ed ossa, anche se non si è mai saputo chi fosse!

Avevo sei anni nel 1971, leggevo i titoli dei giornali con molta curiosità, e le cronache del novembre di quell’anno riportarono la notizia di un dirottamento aereo che era avvenuto nei cieli degli Stati Uniti.

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Le immagini del Papa

Le immagini del Papa che cammina da solo in una piazza vuota entreranno indubbiamente nella storia, e mi hanno fatto tornare in mente un’altra immagine evocativa, anche se completamente differente, un dipinto realizzato nel 1870 da Jean-Paul Laurens e che raffigura una scena di circa mille anni prima: papa Formoso seduto sul trono, morto, con un altro papa che lo inquisisce minaccioso.

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Quante storie, dietro alle parole

Quante storie, dietro alle parol! Alcune nel corso dei secoli hanno cambiato completamente il loro significato.

Usiamo oggi il termine “manomettere” in termine negativo, quando vogliamo descrivere una forzatura, uno scasso, una modifica a qualcosa per danneggiarla, mentre un tempo indicava semplicemente le varie forme giuridiche per le quali uno schiavo otteneva la libertà. Era un momento bello, la “manumissio”!

Altre possono vantare una data di nascita precisa.

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La prima volta che ho sentito parlare di Mosè Bertoni

La prima volta che ho sentito parlare di Mosè Bertoni era il marzo del 1988, e avevo tra le mani un volumetto che ne narrava la vita, un dono che mi aveva fatto un amico massese di nome Paolo.
L’ultimo volta che mi è venuto in mente Mosè Bertoni è stata qualche settimana fa, mentre mi muovevo velocemente tra gli scaffali di un supermercato.

Mosè Bertoni era nato verso la metà dell’Ottocento in un piccolo villaggio di montagna della Svizzera Italiana. Appassionato di tante cose, studiò prima diritto, e poi biologia, senza però conseguire la laurea in botanica, che era la sua passione.

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Ottone Frangipane era un cavaliere

Ottone Frangipane era un cavaliere che un giorno, mentre si batteva contro alcuni ribelli nei pressi di Frascati, venne fatto prigioniero, messo in catene e rinchiuso in una torre.
Era il 1058.
La notte cercò conforto e intercessione pregando San Leonardo di Noblac, un santo molto venerato nel Medioevo, considerato oggi come allora il protettore dei carcerati.
Le preghiere non furono recitate invano, e lui si trovò miracolosamente libero.

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Ogni tanto mi capita di raccontare bugie

Ogni tanto mi capita di raccontare bugie. Sono per lo più bugie innocenti, magari per non far preoccupare qualcuno. Dico ad una persona cara che quello che sto per fare non è pericoloso, quando invece potrebbe esserlo. Oppure dico ad un escursionista che la salita che stiamo percorrendo sta per terminare, quando invece potrebbe durare ancora.
Per dire bugie più grosse bisogna impegnarsi di più, come fece Giuseppe Vella, la cui storia mi affascinò e che vorrei brevemente raccontare a beneficio di chi eventualmente non la conoscesse.

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