Quante piccole e grandi storie

Quante piccole e grandi storie, in questo lembo di terra sarda, che ho avuto la fortuna di camminare, per qualche tappa, nei giorni scorsi.
Da quella città mineraria fondata nel 1937, quando c’era l’autarchia, e il carbone del Sulcis era troppo prezioso per rimanere sotto terra, così prezioso da darle un nome: Carbonia.

A quell’altra, che si chiamava Sulky, così antica che ci vivevano i Fenici, e poi i Cartaginesi, i Romani, i Vandali, i Bizantini e chissà quali altri ancora ci hanno vissuto e quali altri ci vivranno in futuro, se il nostro futuro non fosse così oscuro. Sant’Antioco è tanto antica quanto ospitale e curata e pulita

E quell’altro posto così intrigante, dove si parla una lingua ligure arrivata in Sardegna passando dall’Africa, che ha un nome strano, il tabarkino, perché Tabarka è la località davanti alla costa tunisina dove alcune famiglie di Pegli andarono a pescare il corallo, e poi anziché tornare a casa si fermarono nell’isola di San Pietro, e fondarono Carloforte, era il 1738, e di acqua ne è passata sotto i ponti.

E chissà cosa avrà pensato, quel ragazzino, Nicola Moretti si chiamava, che i corsari tunisini portarono via dalla città insieme a tanti altri, in una notte di settembre, di fine Settecento, e che ritornò a casa soltanto qualche anno dopo, portando con sé una piccola statua di legno, forse la polena di una nave, che aveva rinvenuto laggiù, e che oggi è ancora conservata in una chiesa del paese, Madonna dello Schiavo, si chiama, e ancora è pregata, “«O Vergine Immacolata dello schiavo che ai padri nostri mentre erano in schiavitù, foste celeste conforto e li conduceste poi alla patria desiderata, Dhe! piegate benigna lo sguardo su noi che siamo i vostri figli…»

E tutto quel sale, e quel mare, e quel vento, e quella macchia bassa piena di colori e di profumi.
Ce ne sarebbe da raccontare, e molto di più da ascoltare.
Magari ci torno.

Grazie a Rossella Di Benedetto Pugliese, amica e compagna di cammino, che mi ha fatto scoprire questo incanto.

(Marcello Paolocci)