Quando morì Matilde di Fiandra, moglie di Guglielmo il Conquistatore, nel suo monastero si preparò il consueto “rotolo dei morti”, una pergamena che aveva lo scopo di annunciare la triste scomparsa e che veniva inviata alle altre comunità religiose. Tra le richieste che conteneva, anche quella di pregare per la defunta.
Il messaggero che materialmente portava questo documento, una volta arrivato nei vari conventi, monasteri, abbazie, lo leggeva integralmente e in calce a questa lettera si scriveva la risposta, che poteva essere appunto la promessa di una preghiera, il ricordo della persona scomparsa, o un messaggio di cordoglio.
Quando lo spazio sulla pergamena originale finiva, se ne cuciva un altro pezzo sotto, in modo da permettere a tutti i destinatari successivi di scriverci sopra qualcosa.
Alla fine della fiera, per così dire, la pergamena iniziale poteva trasformarsi in un documento molto lungo, ma davvero, se pensiamo che quella di cui parlo all’inizio superò i venti metri.
Un po’ come nelle mail che utilizziamo oggi, nelle quali si risponde citando quella che ci è arrivata, e poi ne riceviamo un’altra che cita la prima, la seconda, la terza e così via, aumentando a dismisura la mail.
Mi ha sempre affascinato il mondo della posta, anche quando non ne capisco bene le modalità, come mi è accaduto ieri, quando la postina mi ha consegnato una raccomandata, l’ho aperta, e c’era scritto che mi era arrivata una raccomandata digitale.

