Il Canto degli Aretini

È un piccolo giardino recintato, tra via di Ripoli e via Accolti, a Firenze. Vi si passa accanto distrattamente, e quasi non lo si vede, circondato com’è da un bidone per la raccolta differenziata, un parchimetro e magari qualche bicicletta appoggiata di lato.
Saranno pochi metri quadrati.
In mezzo c’è una colonna, con una lapide.
I Fiorentini però lo conoscono bene, e gli Aretini ancora di più. Quel giardinetto infatti è ufficialmente territorio del Comune di Arezzo, pur essendo in centro a Firenze.
Furono proprio i primi a darlo ai secondi, nel lontano 1289, chiedendo loro di occuparsi per sempre della sua manutenzione.
E così è stato, da allora.

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Il più grande aereo del mondo

Lui era il più grande scrittore proletario dell’epoca, si chiamava Maksim Gorkij, e da poco avrebbe festeggiato quarant’anni dall’inizio della sua produzione letteraria. Come celebrarlo? Costruendo il più grande aereo del mondo e chiamandolo come lui. Pazzesco!

Era il settembre del 1932: l’Unione Sovietica voleva mostrare al mondo le sue capacità industriali, ma costruire un aereo del genere non sarebbe stato uno scherzo, occorrevano soldi, tanti soldi, e allora si promosse una raccolta fondi che coinvolse tutta la popolazione.

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Ricordi dimenticabili

Bisognava andarci piano, con quelli da 24 che finivano subito, ma anche quelli da 36 non è che durassero chissà quanto, più o meno durante una gita scolastica terminavi il primo rullino che ancora eri a cazzeggiare in fondo al pullman, e la bottiglia impietosa girava, girava, ma non si fermava mai dove avresti voluto.

Firenze, o Roma, o San Marino, erano ancora lontani e tu dovevi scartare il secondo rullino e infilarlo in quella kodak che ti avevano regalato per la Cresima e che ancora funzionava in maniera accettabile, restituendo dopo qualche giorno un pacchetto di fotografie che scorrevi velocemente, prima di infilarle in un portafoto di plastica, avendo cura di buttare in fondo a qualche cassetto della tua camera i negativi, che regolarmente andavano persi per sempre, ma tanto a cosa potevano servire, il presente era impegnativo, ma il futuro era soltanto una fantasia lontana.

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Certo, l’invenzione era davvero utile

Certo, l’invenzione era davvero utile, ma in quei giorni non potevano lontanamente immaginare che tutti i miei contatti di Facebook sicuramente l’avrebbero usata non dico una volta, ma più di una volta!

Anzi, sono abbastanza sicuro del fatto che tutti i miei contatti di Facebook ne abbiano un esemplare in casa e forse i miei colleghi guide di AIGAE Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche come me ne tengono uno anche nello zaino, che fa piacere quando incontri qualcuno con la suola staccata e gliela rimetti a posto.

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Vorrei scrivere

Vorrei scrivere di re Artù e di Guglielmo Tell, dello jus primae noctis e della paura dell’anno mille, della papessa Giovanna e di Alberto da Giussano, un bel libro di storia dedicato alle persone che non sono mai esistite ed ai fatti che non sono mai avvenuti.

Il Diario di Gherardo Burlamacchi

“…et poiché ho fatto la fatica di far iscriver, altri non doveranno fuggirla di leggier, e perché non mi voglio sottomettere alli errori o mancamenti che ci possino esser, né al rozo stile, o se una cosa è prima o poi, jo do licenza a ciascun che dichi quello che gli piace perché io non sono di profettion storica, né ha da andar a la stampa…”

E invece ci andò eccome in stampa, il diario del mercante lucchese del Cinquecento Gherardo Burlamacchi, sotto forma di un paio di tesi di laurea, una la mia, giusto oggi, un po’ di anni fa; una della mia amica Maria Luisa Cherubini, che mi aveva preceduto qualche anno prima, sempre presso l’Università degli Studi di Pisa.

La seconda cosa bella della mia vita.

Tornava a casa poco prima di cena, mio padre

Tornava a casa poco prima di cena, mio padre, e mi dava il Corriere della Sera che aveva comprato la mattina. Io prendevo questi fogli giganti – allora non c’era il formato tabloid di oggi – li stendevo sul pavimento del salotto, e mi mettevo a leggere.

Avevo imparato da poco, a leggere, e quindi all’inizio riuscivo a comprendere solo i titoli; poi con il passare del tempo anche l’occhiello, che sta sopra, e i sottotitoli, che stanno sotto. Più tardi, gli articoli interi, con i loro caratteri minuscoli.

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La stele di Federico II

Erano gli ultimi mesi del secolo scorso, e pochi giorni mancavano ai 750 anni dalla morte di Federico II, avvenuta nel 1250.

Un gruppo di amici, seduti ai piedi del monte Hoenstaufen, in Germania, riflettendo su quella che era stata la grandezza degli Svevi, pensò che sarebbe stato bello ricordarli in tutti i luoghi nei quali avevano fatto la storia.

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Giornata mondiale dei legumi

“Con la riforma di Carlo Magno sia le abbazie che i grandi feudi avevano dato impulso a nuove colture, e il X secolo è stato definito come il secolo pieno di fagioli. L’espressione non va presa alla lettera perché i fagioli che conosciamo noi arriveranno solo con la scoperta dell’America, e l’Antichità conosceva al massimo i fagioli detti dell’occhio. Ma l’espressione è esatta se il termine fagioli sta per i legumi in genere, e il X secolo aveva visto, con profondi mutamenti nella rotazione delle colture, una coltivazione più intensa di fave, ceci, piselli e lenticchie, tutti legumi ricchi di proteine vegetali.

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Avevo compiuto da poco sei anni

Avevo compiuto da poco sei anni, cinquant’anni fa, e mica lo sapevo che in Svizzera le donne non potessero ancora votare.

Mia mamma votava eccome, e anche le mie zie, e le mie nonne pure. Mi sembrava una cosa così normale!

Ma in Svizzera no, non lo si poteva ancora fare. E nemmeno potevano essere elette, le donne.

In Svizzera!

Il 7 febbraio 1971, dopo 100 di lotta femminista, le donne svizzere ottengono il diritto di votare e di essere elette.